Il Giocatore di Dostoevskij

Bentrovati Ladies and Gentlemen!

Premetto che non credo di poter dire nulla di male su Fëdor Dostoevskij; sicuramente non avrei dovuto iniziare a leggere l’autore proprio da questo libro, ma è uscito come libro del mese di Gennaio dal mio Club del Libro. Mi scuso per non aver deciso di iniziare prima con la letteratura russa! Provvederò!

Una curiosità sul libro: è stato scritto in fretta e furia in soli 28 giorni perché, se Dostoevskij non avesse consegnato in tempo un suo scritto, avrebbe perso “i diritti d’autore” su ogni sua opera.

“Il Giocatore” è ambientato prevalentemente in Germania in una cittadina fittizia chiamata Roulettenburg (e già dal nome potete immaginare quale sia l’attività principale di questa città). Il narratore e protagonista è Aleksej Ivànovic che vive e lavora come precettore per una famiglia di ricchi russi, i quali sono in attesa della morte della 'baboulinka' (in russo "nonnina") per riceverne l’eredità, ma la cara baboulinka li raggiungerà in piena forma!

Secondo me il libro inizia da qui, dall’arrivo della nonna, perché è da qui che Dostoevskij inizia a farti vedere i vari aspetti (possiamo definirla quasi un’analisi) dei vari tipi di giocatore: veramente sorprendente il modo in cui riesce a farti capire cosa sta accadendo al personaggio o a farti sentire le sue emozioni.

“Ero come divorato dalla febbre, puntai tutto quel mucchio di denaro sul rosso e d’un tratto mi riebbi! E solo quella volta, in tutta la sera, per tutta la durata del gioco, la paura mi attraversò con un brivido gelido e si manifestò con un tremito delle braccia e delle gambe. [...] Una furia si impadronì di me: afferrai gli ultimi duemila fiorini che mi erano rimasti e li puntai sulle prime dodici cifre, così, alla ventura, a casaccio, senza far troppi calcoli!”. Credo questa sia la parte che mi è rimasta più impressa; quella che mi ha letteralmente impressionato, quella in cui si sente sia effettivamente la “follia” di chi poi diventa dipendente, sia quelle sensazioni che poi continueranno a farti giocare, imperterrito.

Da qui in poi inizia la vera essenza del libro o perlomeno quello che penso l’autore voglia esprimere con quest’opera: la vera natura de “Il Giocatore”, prima di questo punto, è solo un preludio per approfondire la psiche del personaggio principale.

Ma fuori da tutta questa bellezza c’è Aleksej Ivànovic che mi urta il sistema nervoso. Non lo sopporto, ma non potete capire quanto! Un uomo spocchioso che si crede più intelligente degli altri, lacchè di una donna che lo usa, ma troppo sciocco per prendere posizione e lasciarla perdere. Un uomo che si lascia trasportare da chi ha vicino, senza mai prendere posizione. Mi ha urtato il sistema nervoso per tutta la lettura.

Invece chi più ho amato è la baboulinka, Antonida Vasil'evna: che donna, che donna! Che carattere!! Anche chi è più “forte” potrebbe cadere nella spirale del gioco… ma la baboulinka cadrà sempre in piedi!

Leggerò altro di Dostoevskij, non so ancora cosa… se avete dei consigli li aspetto!

Kind regards

Lady Fabiana


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