3096 giorni di Natascha Kampusch

Bentrovati, Ladies and Gentlemen!

Vi anticipo che questa non sarà un recensione. Non credo che un libro del genere si possa recensire. Non si può recensire la vita di qualcuno. Non si può recensire l’incubo di una persona.

3096 giorni è un romanzo scritto da Natascha Maria Kampusch, nel quale ci racconta la storia della sua prigionia.

Chi di voi ha più di trent’anni o ha una buona memoria, si ricorderà che il 2 marzo 1998 una bambina di 10 anni venne rapita a Vienna (Austria), mentre si dirigeva a scuola. Questa bambina è l’autrice del libro. Venne rinchiusa in una segreta, ricavata sotto un garage, per 3096 giorni da Wolfgang Přiklopil. In questo periodo il rapitore usa ogni tipo di violenza su Natascha e, quasi tutto, viene riportato in questo romanzo. Riesce a scappare all’età di 18 anni. Dopo la sua fuga, Přiklopil, si suicida.

Di certo non è un libro facile da leggere, ma la delicatezza con la quale Natascha ci fa conoscere questa sua esperienza è sorprendente. Non fa apparire il suo sequestratore come un orco, non come un folle pedofilo, bensì come un essere umano con molte difficoltà. Ti fa vedere le sue debolezze, cerca di farti entrare in empatia con lui. Non ci riuscirà, ma alla fine del libro neanche tu lo “considererai” un mostro. Certo la sua fine è poca cosa per quello che ha fatto eppure (passatemi il termine) ha un non so che di “romantico”.

Quello che veramente mi ha sconvolto di questo libro è stata la forza, il coraggio, la perseveranza di una bambina di dieci anni che ha trovato il modo di sopravvivere a quella situazione. Io non credo che ne sarei capace neanche ora che sono adulta.

Natascha ci mostra, all’inizio del libro, qual sia la sua visione di bambina, nella sua condizione, di “Alice nel paese delle meraviglie”; per tutti noi è semplicemente una favola, che ci fa sorridere, per lei era un incubo.

Alla fine del libro vediamo la forza di una giovane donna che non vuole essere etichettata come chi ha la Sindrome di Stoccolma, lei rifiuta categoricamente questa possibilità.

Un libro forte ma non crudo, che ti apre ad una visione del mondo differente, ti porta a vedere “il cattivo” anche sotto un’altra luce.

Sono contenta di averlo scovato in una delle mie ricerche di libri su internet e sono orgogliosa di averlo letto. Leggetelo perchè così potrete capire anche il senso di questo articolo, non sono matta, è un libro molto particolare.

Se cliccate sulle immagini che trovate in questo post, vi si apriranno due link di youtube per un piccolo approfondimento. Uno è il video della polizia austriaca che ci mostra la segreta dove era rinchiusa Natascha e l’altro è la sua prima intervista dopo la fuga.


Kind regards

Lady Fabiana



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